[by Giada Rimondi]

Immaginiamo di trovarci di fronte ad un calice di vino che ci è stato servito “alla cieca”, cioè senza che ci sia stato permesso di sapere nulla su di esso.

Abbiamo davanti un perfetto sconosciuto che potrà però rivelarci tanto di sé, se sapremo ricercare nel modo giusto alcune informazioni che lo renderanno meno ignoto.

Il vino che abbiamo nel calice può ricondurci, senza che andiamo a sbirciare l’etichetta, ad un’identità ben precisa; oltre ad individuarne le principali caratteristiche qualitative, potremo per esempio capirne l’età, l’eventuale affinamento, la provenienza.

Procederemo dunque con un’ analisi organolettica: attraverso l’uso dei sensi preposti alla degustazione che sono vista, olfatto, gusto e tatto (annoveriamo anche l’udito, senso che può dare un sottile ma non trascurabile contributo), andremo a valutare nel modo più oggettivo possibile, il vino che abbiamo nel calice.

Parliamo di valutazione oggettiva in quanto, se da una parte la nostra soggettività ci è di aiuto nel descrivere il nostro personale modo di percepire l’intensità di un aroma o la sua espressività, dall’altra vogliamo cercare di identificare e circoscrivere le nostre sensazioni con un linguaggio descrittivo che sia comprensibile a tutti.

Partiamo dall’osservazione del vino. Non andiamoci subito dentro con il naso. E’ in questa prima fase della degustazione che possiamo renderci conto, ad esempio, se siamo in presenza di un vino “sano”, che non presenta difetti e che sia qualitativamente perfetto.

Prendiamoci il tempo di osservarne la limpidezza, il colore e la consistenza: solo così avremo la possibilità di ricavare anche i dettagli sull’età del prodotto, sulla sua alcolicità e sul profilo aromatico che potrà delinearsi man mano che andremo avanti con la degustazione.

Prendendo in esame il colore del vino, notiamo che può avere una tonalità, un’intensità, una vivacità tali da lasciarci intendere molto sulla vitalità, genuinità e qualità del vino stesso.

Un colore spento, opaco e cupo può indicare un difetto del vino, al contrario ci colpisce e ci invita alla beva vedere trasparenza nel calice, quando osserviamo la trama del colore controluce. Pensiamo al bellissimo rubino acceso di un vino giovane, con riflessi magari ancora porpora, indice di una longevità appena iniziata.

Se stiamo degustando un vino rosso, pensiamo anche al colore granato vivido con riflessi aranciati di un vino di un’annata oramai lontana, che una volta aperto ci mostra la sua carta di identità, facendo vanto della propria età.

Se invece abbiamo nel calice un vino bianco, noteremo un giallo paglierino che può svelare riflessi verdolini, indicatori di un prodotto giovanissimo e freschissimo, oppure riflessi più dorati che indicano un processo di maturazione in corso.
E avete mai visto quanto ambrato può essere un vino bianco passito?

Avremo due esperienze gustative molto diverse, ma per scoprirle e capirle dovrete attendere che vi parliamo dell’analisi olfattiva e gusto-olfattiva.

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